Basta post da “Sales Guru”: come usare l’AI per scalare (senza sembrare un robot)

Ciao, anima ambiziosa delle vendite. Ti vedo. Sei lì, a guardare il feed di LinkedIn mentre pianifichi la scalata ai tuoi obiettivi del trimestre. Sai perfettamente che oggi il Personal Branding non è un “compitino” dato dal marketing, ma la tua arma più affilata per aprire porte che prima erano blindate.

Però, c’è un problema. Guardi il profilo di quel sedicente “Sales Guru” che pubblica tre post al giorno. Li leggi e pensi: “Ma chi glieli scrive? Un generatore automatico di ovvietà del 2012?”. Probabilmente sì. Oppure sta usando l’AI nel modo più sbagliato possibile: chiedendole di essere “professionale”.

Spoiler: “Professionale” nel linguaggio dell’AI significa “che noia”.

Se vuoi smettere di postare contenuti che i tuoi prospect ignorano come la pubblicità sui canali locali e iniziare a usare l’AI per generare lead veri e chiudere quel deal che ti cambierà l’anno, seguimi. Ecco la mia mini-guida per non farti svergognare dall’algoritmo.


1. Smetti di parlare a “tutti” (spoiler: non interessi a tutti)

Il primo errore che fate voi Sales è chiedere all’AI: “Scrivi un post sui vantaggi del Cloud”. Risultato? Un’enciclopedia medica sarebbe più avvincente. Prima di digitare una sola lettera, devi dire all’AI a chi stiamo parlando.

Il trucco: Specifica il tuo target come se lo stessi descrivendo a un collega davanti a uno spritz. “Parla a un CTO di una startup SaaS che ha appena ricevuto un round di finanziamento, odia perdere tempo e ha il terrore che i suoi sviluppatori si licenzino”.

Vedi la differenza? Ora l’AI inizia a fare la venditrice per te.

2. Dai un’anima alla macchina (o almeno fingi)

L’AI non sa chi sei. Se non la istruisci, scriverà come un manuale d’istruzioni della lavatrice. Devi darle delle linee guida sul tuo stile. Cosa ti piace? Cosa odi?

  • Cosa fare: usa un tono colloquiale, usa frasi brevi, metti un pizzico di ironia.
  • Cosa NON fare: non usare aggettivi come “leader di mercato”, “sinergico”, “disruptive” o “olistico”. Se leggo “olistico” un’altra volta, giuro che cancello l’account.

Se il tuo stile è pungente, dillo chiaramente: “Sii diretto, evita i giri di parole e non aver paura di scuotere un po’ il lettore”.

3. Dichiarazione d’intenti: Cosa vuoi da ‘sta gente?

Spesso leggo post bellissimi che finiscono nel nulla. Perché? Perché il Sales di turno si è dimenticato di dire a Gemini cosa vuole ottenere. Stai cercando nuovi Partner? Vuoi che potenziali investitori ti notino? O vuoi solo che i Prospect scarichino il tuo white paper?

Specificalo nel prompt. Non scrivere solo il contenuto. Di’ all’AI: “L’obiettivo finale è far sì che una Sales Director mi scriva in privato per chiedermi come ho scalato il team” oppure “Voglio che i potenziali clienti clicchino sul link nei commenti”. Senza un obiettivo, il tuo post è solo rumore, per altro bianco.

4. Il peccato originale: la richiesta generica

Se scrivi “Scrivi un post su LinkedIn sull’AI nella vendita”, meriti di essere ghostato da ogni singolo prospect per i prossimi sei mesi. È la pigrizia fatta prompt.

L’AI è un’assistente geniale, ma è pur sempre un’assistente. Devi darle un contesto specifico. Invece di una richiesta vaga, prova questa struttura:

  • Contesto: “Siamo in un momento di crisi dei budget IT.”
  • Problema: “I Sales passano troppo tempo a fare data entry invece di parlare con le persone.”
  • Soluzione: “L’AI può automatizzare la ricerca, lasciando il tempo per l’empatia.”
  • Formato: “Scrivi un post di 5 paragrafi, partendo da un dato scioccante.”
    (poi controlla i dati, verifica che siano veri, chiedi la fonte)

In conclusione (prima che ti addormenti)

Usare l’AI non significa smettere di pensare, significa pensare meglio. Se il tuo profilo LinkedIn oggi sembra un necrologio aziendale e i tuoi post hanno lo stesso carisma di un foglio Excel, forse è il caso di rivedere la strategia.

Gestisco team in tutto il mondo e ti assicuro che la differenza tra chi chiude contratti e chi “fa presenza” sta tutta nell’autenticità. Anche quando l’aiutino arriva da un algoritmo.

Ti senti ancora confuso o l’AI continua a scriverti post che sembrano tradotti male dal bulgaro?

Scrivimi, e vediamo di trasformare quel tuo profilo in una macchina da guerra (ma con classe). O almeno, facciamo in modo che la tua collega vicina di scrivania non sia l’unica a mettere “like”.

Alla prossima, e vendete responsabilmente.

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